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LA VALLE DELL’EDEN di John Steinbeck #15

Non so cosa accadrà nei prossimi anni. Nel mondo si susseguono cambiamenti mostruosi, forze che modellano un futuro di cui non conosciamo il volto. Alcune di queste forze ci sembrano malvagie, magari non di per sé ma per la loro tendenza a eliminarne altre che consideriamo buone. È vero che due uomini possono sollevare un macigno ben più grosso di quello alzato da uno solo. Un gruppo può costruire automobili meglio e più in fretta di un solo operaio, e il pane uscito da un grosso stabilimento costa meno e la sua qualità è più costante. Quando tutti i nostri alimenti, abiti e alloggi saranno fabbricati in serie, la massificazione finirà inevitabilmente per entrare nelle nostre menti ed eliminare ogni altra forma di pensiero. Nella nostra epoca la produzione di massa o collettiva è già entrata nell’economia, nella politica e persino nella religione, tanto che alcune nazioni hanno sostituito l’idea collettivista all’idea di Dio. Questo è il pericolo del nostro tempo. Il mondo è percorso da tensioni estreme, prossime al punto di rottura, e gli uomini sono infelici e confusi.

In un’epoca simile mi sembra cosa giusta e naturale pormi queste domande: In che cosa credo? Per cosa devo combattere? Contro cosa devo lottare?

La nostra è l’unica specie dotata di creatività. e tale creatività ha un solo strumento: la mente e lo spirito individuale. Niente è mai stato creato da due uomini insieme. In musica, arte, poesia, matematica, filosofia non esistono collaborazioni fruttuose. Una volta avviato il miracolo della creazione, allora il gruppo può intervenire e potenziarlo; ma il gruppo non inventa niente. L’essenza più preziosa è la solitudine della mente di un uomo.

E adesso le forze irreggimentate attorno al concetto di gruppo hanno dichiarato una guerra di sterminio contro quell’essenza preziosa che è la mente dell’uomo. Denigrata, ridotta alla fame, repressa, costretta in una direzione forzata, sottoposta ai colpi di maglio del condizionamento, la mente libera ed errabonda viene perseguitata, imbrigliata, menomata, drogata. È un triste percorso suicida, quello che la nostra specie sembra aver imboccato.

E questo credo: che la mente del singolo individuo, libera di esplorare ovunque, è la cosa più preziosa del mondo. E per questo sono pronto a battermi: per la libertà dell’intelletto di imboccare qualsiasi direzione desideri, senza dettami. E contro questo devo battermi: qualsiasi idea, religione o governo che limiti o distrugga l’individuo. Questo è ciò che sono e ciò che voglio.

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LA VALLE DELL’EDEN di John Steinbeck #14

Credo che la differenza tra una bugia e un racconto sia che il racconto utilizza i meccanismi e l’apparenza della realtà per suscitare l’interesse dell’ascoltatore come quello del narratore. Un racconto non comporta profitti né perdite. Ma una bugia è un mezzo per garantirsi un guadagno o una via di fuga.

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LA VALLE DELL’EDEN di John Steinbeck #13

Io credo che esistano al mondo mostri nati da genitori umani. Alcuni sono evidenti: deformi e orribili, con la testa enorme o il corpo rattrappito; alcuni nascono senza braccia o senza gambe, altri di braccia ne hanno tre, o hanno la coda, o la bocca è in qualche posto strano. Sono incidenti di cui nessuno ha colpa, come invece si pensava un tempo, quando venivano considerati come castighi visibili di peccati nascosti.

E come esistono mostruosità fisiche, non può darsi che vi siano mostruosità mentali o psichiche congenite? Viso e corpo possono essere perfetti, ma se un gene difettoso o un ovulo malformato possono produrre dei mostri fisici, non è possibile che lo stesso processo generi un’anima deforme?

I mostri sono deviazioni, in gradi variabili, dalla norma accettata. Come un bambino può nascere senza un braccio, così un altro può venire al mondo senza bontà o senza il potenziale di una coscienza. Un uomo che perde il braccio in un incidente si dà una gran pena per adattarsi alla perdita, ma uno nato senza braccia soffre solo perché sono gli altri a giudicarlo strano. Lui, non avendole mai avute, non può sentirne la mancanza. A volte, da piccoli, ci immaginiamo come sarebbe avere le ali, ma non c’è ragione di pensare che si tratti della stessa sensazione che provano gli uccelli. No, al mostro è la norma ad apparire mostruosa, perché ognuno di noi si ritiene normale. Per chi è un mostro dentro, la cosa dev’essere ancora più oscura, giacché non ha elementi visibili da confrontare con gli altri. A chi è nato senza coscienza, l’uomo che ne è afflitto deve apparire ridicolo. Per un criminale l’onestà è stupida. Non dobbiamo dimenticare che il mostro non è che una deviazione, e che per un mostro la normalità è mostruosa.

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LA VALLE DELL’EDEN di John Steinbeck #12

L’intervallo di tempo è una storia strana e contraddittoria per la mente. Sembrerebbe ragionevole supporre che il tempo segnato dalla routine o il tempo in cui non succede niente risulti interminabile. Così dovrebbe essere, ma di fatto non è: è il tempo in cui non succede niente quello che sembra non avere durata. Il tempo pieno di interessi, ferito dal dolore, solcato dalla gioia: è quello il tempo che ci appare più lungo nel ricordo, e a ben pensarci è anche giusto. In assenza di eventi non ci sono pilastri a scandire la durata. Dal nulla al nulla non esiste tempo.

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LA VALLE DELL’EDEN di John Steinbeck #11

Liza esecrava l’alcol con odio implacabile. Berlo in qualsiasi forma era per lei un crimine contro una divinità giustamente offesa. Non soltanto non lo toccava lei, ma avversava chiunque altro volesse goderne. Naturalmente il risultato fu che il marito e tutti i suoi figli avevano un sano e vigoroso amore per una bella bevuta.

[…] Quando Liza fu sui settanta e l’intestino si impigrì, il medico le prescrisse un cucchiaio di porto. Si costrinse a mandar giù il primo, facendo una smorfia, ma scoprì che non era così male. Da quel momento in poi non emise più un respiro che non sapesse d’alcol. Prendeva sempre il vino col cucchiaio, era sempre medicina, ma dopo un po’ se ne faceva un quartino al giorno ed era una donna molto più rilassata e felice.

SILENZIO

In città mi ritrovai affogato in una cacofonia di insopportabili urla ed isteriche grida

 

Sospettosi sguardi penetravano attraverso il mio corpo come laser in cerca di risposte

E la mia pelle bruciava sfrigolando atrocemente sotto il peso di quelle brevi domande

 

Mondo immondo, indegnamente rammendato con scucite toppe di ipocriti principi

 

Tappo le orecchie, in cerca di un qualsiasi silenzio

Stappo la birra, in cerca di un qualsiasi rumore

Strappo la vita, non avendovi trovato niente